Non è un paese per fessi

Ok, questo è il terzo corto che vedo, del Nonantola Film Festival 2010, ed è il terzo corto che mi piace. Le Ancelle Sbronze di San Vincenzo non avranno vinto un premio, ma forse perché la competizione era davvero agguerrita. Il loro Non è un paese per fessi è gradevole, girato bene, ha una buona regia e degli attori che riescono a cavarsela egregiamente, in uno script agile e senza falle, che sa gestire il genere con suggestioni ed ironia.

Davvero una cosa simpatica – che mi sento di consigliare a tutti, anche a quelli che, il Western, proprio non riescono ad apprezzarlo.

Shutter Island – Ascari + Riccadonna

Shutter Island

Alla fine, dopo un caotico ritardo, sono riuscito anche io a comprarne una copia e a gustarmelo, dalla prima all’ultima pagina. Prima l’attesa del film di Scorsese, con la “scusa” di non volermi rovinare il finale, poi l’esitazione alla Feltrinelli, per questo o quel motivo. Per poi preferire IBS – come store – per potere, finalmente, avere questa seconda opera di Ascari (qui con sceneggiatura e lettering) / Riccadonna da aggiungere alla mia mini-libreria di fumetti & Graphic Novel.
Che dire? La storia di Dennis Lehane (uscita in Italia con il titolo “L’isola della paura“) è un capolavoro, e questa (per me) seconda trasposizione ne esalta vari aspetti, in modo diverso rispetto al film. Forse qui è la vicenda che fa da padrona, rispetto all’interiorità dei protagonisti, ma le tavole e i dialoghi riportano e richiamano sensazioni e claustrofobia. Concedendo molto, sotto l’aspetto visivo, soprattutto nei momenti onirici che qui mi sono sembrati potenti ed emozionanti, e aggregando, in poche frasi, complessi passaggi mentali, che sono poi lo scheletro forte di questa vicenda.

Se avete amato David, sappiate che qui ritroverete assonanze visuali con parte di quei personaggi, ma che il contesto e le scelte stilistiche sono abbastanza diverse da ridurre questa caratteristica giusto ad un breve Deja Vu. Certo è che, qui, non c’è Di Caprio e che, per forza di cose, il fatto di avere condensato una storia così complessa in (relativamente) poche tavole, pur celebrando la capacità (non certo in dubbio) dello sceneggiatore, vi potrà lasciare con una riflessione aperta sull’impatto diverso che possono avere i vari media.

Ma se accettate il mezzo, sappiate che poco si perde dell’opera originale in quanto le edizioni BD hanno pubblicato. Il taglio, dicevo, non è quello del film, e questa esperienza sarà quindi un di più, un inoltre, non solo un anche. Tanto di cappello, davvero, agli autori.

C’eravamo tanto odiati – Due di Picche

C'eravamo tanto odiati - Due di Picche

Ho sentito la prima volta Neffa con gli Isola Posse All Stars, e l’ho apprezzato quando i Sangue Misto hanno prodotto le loro ottime cose. E ho seguito, in modo diverso, la carriera di J-Ax, tra gli Articolo 31, le sue tante collaborazioni e le sue recenti uscite da solista. Ho una opinione differente di questi due artisti (per la storia e le tematiche che trattano, ancor prima che per le capacità canore), ma li considero entrambi nomi importanti del panorama musicale in cui si inseriscono. E di entrambi posso citare ben più di una canzone che ritengo ottima.
Quindi per me era una non scelta l’acquisto di questa coproduzione – siglata Due di Picche – comprata tra l’altro NON in digitale, ma in CD (non so se questo però è un vantaggio economico per il duo, oppure no).
Comunque sia, mentirei se dicessi che non sono rimasto un po’ deluso da questo nuovo album – inferiore (a mio parere) al frizzante DecaDance (che mi ha permesso di sentire insieme J-Ax e Jovanotti, altro che C’eravamo tanto odiati con Neffa…), inferiore (sempre a mio parere) a quasi tutte le cose che ho apprezzato di Neffa (nel suo caso, l’ultimo CD “fisico” che ho comprato è Neffa & I Messaggeri della Dopa – ma Alla fine della notte, acquistato in digitale, aveva Il Mondo Nuovo, che è un capolavoro-capolavoro, e che non, qui, proprio non c’è).
Non che non ci sia del buono, chiaro. Duedipicche, La ballata dei Picche e Treni a perdere sono nelle mie corde, e più o meno quello che mi aspettavo da un rapporto a due, tra due voci e due storie così diverse. Il resto, mah, mi fa probabilmente sentire un po’ vecchio – un po’ troppo, probabilmente, distante dal target che J-Ax / Neffa hanno deciso di stimolare questo giro.
Peccato. Continuo a preferire l’acquisto di un album intero (l’ho fatto, in ambito musica hip hop/rap fin troppo spesso) anche quando probabilmente sarebbe più saggio per me premiare gli artisti che stimo, comprando SOLO le tracce che mi colpiscono – ora che con il digitale questa è una scelta assolutamente alla portata di tutti.
Attenderò comunque un prossimo lavoro – con molta curiosità. Chissà che un eventuale secondo disco non mi “ripaghi” anche per quanto mi sembra mancare in questo.

 

 

L’Ombra del Duomo “sbanca” Parole DOC…

Consumatori Coop - Giugno, pagina 16

Cavolo, tutti i giornali fanno titoli ad effetto e per una volta ho voluto provare a farne uno anche io :-)
La realtà – dietro questo “sbanca” virgolettato – è che comunque il progetto Parole DOC (collegato a Coop Estense) continua a dare a questa ormai vecchia antologia davvero molte soddisfazioni. Dopo l’ottima presentazione che abbiamo avuto il piacere di fare ormai un mesetto fa, abbiamo infatti avuto la sorpresa di leggere su Consumatori (la pubblicazione mensile prodotta dalla Coop) che L’Ombra del Duomo è secondo come classifica di vendite in questo periodo. Sia chiaro, l’informazione va relativizzata e non di poco. E’ il secondo più venduto tra i volumi presenti nello spazio Parole DOC – e questo vuol dire che si è piazzato bene, ma con decine di copie. Sia come sia, non c’è motivo di non esserne contenti, ed è almeno doveroso ringraziare (ancora) l’organizzazione dietro all’iniziativa e, perché no, i (tanti?) nuovi lettori che hanno deciso di investire qualche euro per scoprire cosa si nasconde tra le vie nascoste della nostra bella città.

P.S. qui c’è il link al PDF di Consumatori di giugno. Vi consiglio di darci una occhiata – anche solo per scoprire chi è l’autore che invece si è piazzato PRIMO, davanti a noi :-)

Il tramonto di iRex?

iLiad (iRex)

 

Un mio amico mi ha segnalato oggi una notizia in qualche modo “triste”. Sembra infatti che sia prossima alla bancarotta l’iRex, protagonista solo qualche anno fa dell’esordio dei lettori di eBook sul mercato consumer – e tra le prime realtà che aveva fatto accordi con i quotidiani anche italiani per la distribuzione elettronica degli stessi.

L’iLiad, il loro lettore con carta elettronica, era da subito apparso uno strumento molto appetibile, ma atipico (tanto che alla fine io avevo infatti optato per il suo principale concorrente, il Sony Reader): proposto con un prezzo molto alto, era alla fine un dispositivo per leggere libri che aveva una durata d’uso di solo una dozzina di ore. Questo perché, al contrario del Sony Reader, proponeva il WiFi, il touch, e aveva uno schermo più grande e definito, caratterstiche che l’avevano fatto diventare LA scelta di una buona parte dei pionieri del settore.

Poi è arrivato l’iPhone, l’iPad, e si è tornati a parlare di tablet. E un dispositivo del genere ha perso molti dei vantaggi che sembrava avere in precedenza. Questo, mentre non sembra che il mercato dei lettori tradizionari (dal Kindle in su) stia per svuotarsi, anzi (quei dispositivi sono pensati per la lettura principalmente di LIBRI, e quello continuano a renderlo possibile MEGLIO di qualunque altro device esistente, iPad compreso, quando si parla di uso “reale” e non sporadico). Che dire? Confido che l’iRex abbia ancora cartucce da sparare, e che possa rimanere sul mercato, ma è in qualche modo la dimostrazione che essere più avanti degli altri, ogni tanto, non è così vantaggioso sulla distanza.

Fonte: Tom’s hardware.

Una storia del Panopticon

Ruth Greg - Una storia dal Panopticon

Tra le cose gradevoli che ogni tanto accadono posso sicuramente annoverare anche le Graphic Novel che, per ricorrenze, o anche no, mia moglie mi regala. Qualche volta è lei a scegliere un autore o un titolo che le ispira, ogni tanto capita che chieda a me di scegliere, in libreria, qualcosa che mi sembra interessante. Quando non capita per una ricorrenza specifica (come Natale o un compleanno) di solito mi piace “rischiare”, e quindi non punto su qualcosa di noto. E oggi mi è caduto l’occhio su questo titolo, edito in Italia dalla Comma 22, realizzato (storia e disegni) da Greg Ruth: Una storia del Panopticon (in inglese in titolo è molto diverso, Sudden Gravity). Di difficile classificazione, realizzato (a detta del curatore, anche se a me non sembra affatto) completamente con un bic (se è stato fatto a bic, qualcuno poi l’ha ripreso e sistemato, e non parlo certo solo del particolare e curatissimo lettering, ma proprio delle tavole…), la storia è una di quelle che normalmente mi piacciono: a cinque giorni da un fantomatico equinozio, in una clinica di igiene mentale, arriva una nuova paziente, che da quel che si dice, ha ucciso i due figli e il marito, prima di dare fuoco alla casa in cui vivevano. E questa situazione, già di per sé particolare, si innesta in un presente fatto di incubi e allucinazioni, di bambini che disegnano il futuro, di lingue arcane, di un passato di esperimenti genetici e tanto tanto ancora. Con il personale dell’ospedale che difficilmente potrebbe essere più strano di così, che inizia a morire.

Non vi dico di più, non perché abbia paura di svelarvi il finale, ma perché, al termine della lettura, non sono sicuro di avere davvero capito la storia, di esserci riuscito ad entrare. Ma il vantaggio di una Graphic Novel, o di un libro, è che nulla vieta di riprovarci, di ritornare ad assaporare questa o quella scena, cercando di nuovo di mettere insieme i pezzi di un mistero molto strutturato, nei confronti del quale anche le note di chiusura dell’autore risultano poco efficaci.

Che dire ancora? Un ottimo tratto, molto realistico, personaggi complessi e ricchi, e una storia tra l’horror e la fantascienza tutt’altro che scontata. Un buon acquisto (alla Feltrinelli il prezzo era 14 euro), ma solo se siete amanti del genere.

Happy Town

Happy Town 

Se eravate fan di Twin Peaks, e siete rimasti incollati alla poltrona per Harper’s Island, forse la nuova serie della ABC chiamata Happy Town fa al caso vostro. Un gradevole mix di intrighi, omicidi e (almeno ad una prima apparenza) soprannaturale, fanno di questa produzione (partita il 28 aprile e al momento alla quarta puntata) qualcosa di molto stuzzicante. Come nei due telefilm citati ci troviamo davanti un gran numero di personaggi con cui giocare, e una intera città, con un passato oscuro che ritorna, portandosi dietro la figura di Magic Man, abile a far sparire nel nulla le persone.

Difficile, con così tanta gente in scena, capire chi è il vero protagonista di Happy Town, se la bella Henley Boone che è in città con una missione da compiere, o il giovane sceriffo Tommy Conroy, o l’affascinante Merritt Grieves, con le sue memorabilia. Ma è facile trovare più di qualcuno a cui affezionarsi – o qualcuno da trovare antipatico o bastardo. Clima perfetto quindi, per qualcosa che può solo crescere e crescere ancora. Sempre che gli ascolti non facciano scherzi, bloccando sul nascere quello che ci si può davvero aspettare essere uno dei cavalli da guerra del mondo “post Lost“.

Sito ufficiale: http://abc.go.com/shows/happy-town

Il Premio dei Premi…

Premio dei Premi

…di solito NON parlo del mio lavoro su questo sito (o sugli altri a cui collaboro o che gestisco) ma la notizia in questo caso è troppo ghiotta per essere omessa: l’Expert System SpA (all’interno della quale coordino il settore R&D per italiano e inglese) ha ricevuto martedì – in Quirinale – dalle mani del ministro Brunetta e del presidente Napolitano il prestigioso Premio dei Premi. Pur avendo solo meriti indiretti (è Cogito Monitor il prodotto che ha messo in gioco l’Expert quest’anno) non posso negare come un certo brivido, per questo riconoscimento, sia davvero  inevitabile.

Vi rimando per ulteriori dettagli al blog ufficiale di Marco Varone, linkandovi anche questa pagina su cui sono presenti un paio di foto della premiazione.

Shutter Island, yesss…

Shutter Island

…un microscopico post per segnalare che Shutter Island – versione fumetto (targato BD) di Stefano Ascari (che come ripeto sempre, ho il piacere di conoscere) e di Andrea Riccadonna è in questo momento in vendita un po’ ovunque in bundle il DVD e il Blue Ray del film di Scorsese.

Se perciò avete voglia di vedere un bel film, questo giro sappiate che avete pure la possibilità di portarvi a casa una ottima Graphic Novel – curata nel tratto, e con una ottima sceneggiatura :-D

L’avete già acquistato? No? Beh se non avete voglia di cercare in giro sappiate che uno store on-line dove questa accoppiata è già attiva è, ad esempio, questo.

Persons Unknown

Persons Unknown

Persons Unknown

L’americana NBC giusto qualche giorno fa ha proposto sul piccolo schermo il pilot di una serie che sembra essere molto promettente: Persons Unknown. A metà tra “Il Prigioniero” e il più classico gioco d’avventura (strizzando anche l’occhio ai reality), questo telefilm inizia mostrandoci un gruppo di persone (non legate tra di loro, di diversa estrazione sociale e città di provenienza) che si svegliano in una stanza d’albergo che non hanno mai visto senza sapere esattamente come sono state portate lì. Dopo aver risolto il primo enigma (come uscire dalla stanza – chiusa a chiave) si accorgeranno di trovarsi in una microscopica città – da cui non possono però scappare.

L’atmosfera – complice la composizione del gruppo eterogeneo, e il cast che sembra davvero azzeccato – è carica di mistero e tensione, e se lo svolgimento non si limiterà a proporre piccole missioni da risolvere ma giocherà con una struttura più ampia (ed è plausibile che capiti – tenendo conto che un po’ di background “esterno”, relativo ad uno dei personaggi femminili, è già in moto) ci si può aspettare un piccolo (13 puntate previste) capolavoro.

Note: qualcosa (mi auguro sia solo qualcosa, però) ricorda vagamente Dollhouse (intendo,il giornalista esterno – che fa il verso al tipo dell’FBI – e il fatto che anche la casa della mamma di una dei rapiti sia “controllata” qualche piccolo richiamo lo fa…), e qualcos’altro ricorda invece un altro telefilm (di cui al momento non ricordo il nome) in cui tutti gli abitanti di una cittadina erano in realtà in protezione testimoni.

Non cito – tra le similitudini – ovviamente né Truman ShowTime out of Joint perché in nessuno di questi due casi c’era – inizialmente – consapevolezza… ma l’idea della città “chiusa” un po’ rimanda anche a questi due titoli…

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