roboXcape [in-game elements #1]

Come promesso è tempo di iniziare a descrivere roboXcape, e l’idea è di iniziare a farlo postando man mano pezzi di quello che verrà poi utilizzato (in inglese) per la pagina ufficiale. Questi post non saranno “ordinati” – nel senso che non seguiranno necessariamente un ordine sequenziale – non tanto per una elaborata strategia di marketing, ma proprio perché anche questo aspetto della produzione viene realizzato in base a priorità interne legate al tempo a disposizione, e alla suddivisione del lavoro.

Comunque sia – ecco qua un po’ di materiale relativo a questo platform 3D.

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Natale per Caso (in e-book su Amazon Store)

Con le tante cose aperte mi sono sempre dimenticato di segnalare la versione e-book per Amazon Kindle di Natale per Caso – opera a quattro mani realizzata con Fabio Trenti e presente anche come App per iPhone/iPad. Nel caso vi siate regalati / fatti regalare un lettore lo scorso natale e siate in acquisto compulsivo fate immediatamente un salto a questo indirizzo e mettete alla prova la vostra forza di volontà :-)

Non sapete di cosa parla questo capolavoro della letteratura (o forse dovrei dire “questo imperdibile capolavoro?”) ecco qua la consueta quarta di copertina :-D

Due persone diverse ma con lo stesso nome, nella stessa città, lo stesso giorno di dicembre. Due destini che si intrecciano, quasi solo per caso, in una moderna ”storia di Natale”. C’è un Mario single, che fa il tassista e che vorrebbe diventare un rapper famoso. E c’è un Mario, sposato che lavora come corriere in una piccola ditta di trasporti. Non si conoscono ma vivono nella stessa città (Modena) e in uno specifico martedì di dicembre, a pochi giorni da Natale, hanno una giornata “speciale” in cui i loro destini si sfiorano per caso ripetutamente, costruendo per entrambi un lieto fine differente e inaspettato.

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roboXcape [alpha]

Ok, ci stiamo in effetti muovendo con tempi più lunghi del previsto (la programmazione di giochi viene in fondo dopo il full-time job e gli impegni familiari e in questo periodo, quindi, anche la neve ha in qualche modo ostacolato la lavorazione), ma con la sessione a due di ieri sera/notte dovremmo essere arrivati a una prima late alpha / pre-beta di roboXcape da distribuire (per Android) a pochi volenterosi e fidati beta tester per avere i primi feedback.

A che punto siamo? Beh, mancano ancora i suoni, un paio di feature, il tutorial/l’help poi rimarranno da creare/rifinire i 36 livelli del gioco (suddivisi in 3 world separati) e il debug – un po’ brigoso tenendo conto che usciremo sia per Android (cellulari e tablet) sia per iPhone/iPad. E giacché stiamo lavorando per fare in modo che il gioco sia fruibile anche su dispositivi “vecchi” (…tenete conto che io ho ancora un iPhone 2G :-)…) probabilmente servirà un po’ di tempo extra anche per eventuali ottimizzazioni, nel caso qualche livello risulti “pesante” per processori lenti.

Ma, salvo problemi, tutto dovrebbe comunque essere gestito nel giro di alcune settimane.

Nel frattempo vedremo comunque di rilasciare un po’ di altre informazioni (corredate da immagini e, spero, filmati) in modo che possiate intanto iniziare a capire il tipo di gioco e le sue caratteristiche. Stay tuned :-)

Il piccolo blues della costa ovest

Un’altra ottima pubblicazione, firmata dalla coppia Jacques TardiJean-Patrick Manchette, in questo caso edita dalla BD, che ci propone una storia intrigante e senza fronzoli, dalla struttura solida, in grado di colpire e stupire, senza “effetti speciali”.  Georges Gerfaut, il protagonista, non è un eroe. Ha moglie e figli, un lavoro normale, beve. Non è cattivo, non è buono. Un giorno decide di fermarsi ad aiutare la vittima di un brutto incidente d’auto, portandolo all’ospedale, per poi andarsene senza lasciare i propri dati, annoiato semplicemente dalla situazione. E questa buona azione sarà l’inizio dei suoi guai. Non perché la polizia lo cerchi pensandolo resposabile dell’incidente  (cosa che la moglie gli dice sarebbe potuta accadere), ma perché da quel momento avrà alle costole due killer che cercheranno, con sempre più convinzione, di farlo fuori. E così, senza capire il perché, inizia la sua avventura, vissuta in fuga, con un atteggiamento di chi solo a tratti cerca di essere davvero protagonista della propria vita. Tutto accade “intorno”, colpendolo, e lui reagisce come può, senza passione, senza aspettative.

Una narrazione perfetta, francese al gusto, supportata bene da quel tratto deciso e d’autore che non si riesce a non amare, e che si fonde con l’ambientazione e con la vicenda in modo unico.

Splendido il protagonista, ma ben delineati tutti i personaggi, comprese moglie e figlie, e i due assassini, arricchiti con piccoli passaggi esperti, in modo da giungere nel giro di poche tavole dal ruolo di ombre a quello di “attori”, rendendo davvero romanzo questo “piccolo blues”.

The River

È iniziata pochi giorni fa, con la messa in onda delle prime due puntate, la programmazione di un nuovo promettente serial che l’ABC è riuscita ad ottenere vincendo un’asta sui diritti che la vedeva contrapposta alla NBC. I confronti di The River con Lost, citati da più parti, sono probabilmente dovuti più che altro all’aspetto visivo della giungla in cui la storia si muove (anche se qui siamo da qualche parte lungo il Rio delle Amazzoni, e non su un’isola posizionata chissà dove), ma in effetti gli aspetti soprannaturali non mancano neppure in questa nuova produzione, come non mancano neppure personaggi interessanti, in una tenuta che ricorda parecchio quella degli isolani più famosi di sempre.

La trama è quella tipica di una certa letteratura horror d’altri tempi: un personaggio (il famoso esploratore Emmet Cole) è scomparso in uno dei suoi viaggi in Sud America, un viaggio di cui nessuno sembra sapere molto, e nel quale aveva deciso di non avere con sè alcune delle persone con cui di solito lavorava. Ma, dopo sei mesi di ricerche infruttuose, proprio quando ormai si inizia a celebrarne la morte, un segnale del suo dispositivo di soccorso viene intercettato e quindi moglie, figlio e una piccola squadra di persone partono per cercare di rintracciarlo. Quello che scopriranno, muovendosi nei meandri del rio è che quest’uomo – il cui motto è sempre stato “There’s magic out there”, parlando delle meraviglie della natura – in quest’ultima spedizione si era messo a cercare un aspetto della magia meno innocuo.

Bello il background e belle le relazioni tra i personaggi. Non così bella la scelta di regia di proporre il serial come mockumentary (cioè far finta che la spedizione sia ripresa in stile real tv e che noi stiamo guardando quelle riprese montate). Ma complessivamente le prime due puntate comunque “reggono” – nonostante parecchie “falle” e qualche scelta poco convincente – e viene davvero voglia di capire cosa è capitato (e dov’è ora) il signor Cole. Soprattutto sapendo che (almeno la prima stagione) dovrebbe essere contenuta tutta in solo otto episodi – garantendo così un certo sviluppo organico a questa avventura.

Tomboy

Girato con un budget abbastanza basso, e con praticamente tutti i giovani attori non professionisti (molti erano già compagni di giochi e amici tra di loro prima delle riprese), Tomboy, di Céline Sciamma, è davvero un bel film. Vincitore di parecchi premi nell’ambito di manifestazioni cinematografiche che hanno un occhio di riguardo per l’omosessualità, questa produzione francese risulta delicata e profonda, e, grazie principalmente all’ottima e (in scena) androgina Zoé Héran e alla splendida Malonn Lévanna (difficilmente si vede una bimba così apparentemente spontanea in un film), merita di avere un respiro di pubblico ampio e universale.

Più che di omosessualità  tout-court in questo film si parla comunque di identità sessuale. La protagonista Laure vuole essere un maschio e, grazie al corpo ancora acerbo e hai capelli corti, riesce a “diventare” Michael, una volta giunta in una nuova città, a causa del lavoro del padre. Il gioco non potrà chiaramente durare per sempre, ma la storia è questo suo momento di cambio di ruolo, con la sorellina che la sostiene, per l’aspetto di protezione che un maschio, a quell’età, sa dare, e la progressione affettiva che Lisa (Jeanne Disson) inizia nei suoi confronti, ignorando la verità.

Bella la regia, belli i dialoghi, i silenzi, le immagini. Ragazzini plausibili e in grado di tenere egregiamente lo schermo, forse, solo troppo “buoni”, senza nessuna vera cattiveria mai, in nessuno dei momenti del film.

Da vedere, se non siete allergici a priori ai ritmi della cinematografia d’oltre Alpe, più simile alla nostra, e così diversa a quella anglofona.

The Artist

Ammetto di non riuscire a comprendere assolutamente come chiunque possa avere pensato di produrre un film MUTO e in BIANCO E NERO al giorno d’oggi. E l’unico motivo che mi viene in mente è una scommessa persa.

Ma ammetto pure che Michel Hazanavicius (autore e regista di The Artist) è probabilmente un genio. Perché il suo film è davvero molto gradevole – incredibilmente gradevole – e il suo azzardo lo proietta a ragione nella storia del cinema, riuscendo in più ad ottenere la candidatura agli Oscar in ruoli non concepibili per un film straniero, appunto per il fatto che non c’è audio (!).

La storia è in linea con quella di un film di altri tempi: la caduta dell’eroe, salvato dall’amore di una donna. Ambientato nell’intorno dell’avvento del sonoro l’eccellente George ValentinJean Dujardin è un attore di gran fama, con un cane che adora e che lo affianca sul grande schermo, e una moglie, attrice anch’essa, che però non ama più. Non riuscendo ad accettare il passaggio al nuovo modo di fare cinema che via via prende piede, finisce in disgrazia, mentre una sua fan (Peppy Miller / Bérénice Bejo) prenderà il suo posto nel cuore degli spettatori.

Non è chiaramente la trama a rendere interessante questa produzione, quanto la bravura dei protagonisti, che sopperiscono alla mancanza della voce con una capacità espressiva davvero notevole, una efficace colonna sonora, attiva praticamente tutto il tempo che ben sa sorreggere i giochi, e tante intelligenti scelte di regia, che omaggiano davvero quel periodo storico in più di un modo.

Un film che stupisce – da consigliare se si accetta di mettersi almeno un po’ in gioco, perché se sulla distanza non si può che rimanere catturati dal ritmo proposto, è chiaro che nei primi minuti l’idea di alzarsi e uscire può davvero non sembrare troppo assurda – nel quale ottiene una menzione speciale anche il piccolo protagonista a quattro zampe, spalla di George Valentin, che ha davvero colpito, giustamente, la maggior parte della critica. Non più bravo di Rex (o Babe) ma perfetto per completare quel salto nel passato che il regista ha voluto realizzare.

Le sorgenti del Dumrak

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Forse non tutti lo sanno, ma mancano ormai pochissimi giorni alla presentazione del primo volume della trilogia fantasy Finisterra, realizzata dal collettivo XoMeGaP, e pubblicata dalla interessante casa editrice Edizioni Domino. Le sorgenti del Dumrak (questo è il titolo del primo libro) avrà tra l’altro la fortuna di esordire nel bel contesto di BUK Modena (fiera della piccola e media editoria della mia città), cosa che auguro loro porti la giusta visibilità a questo progetto, sul quale questi autori hanno investito molto tempo ed energie.

Non sto a svelarvi nulla sulla trama – ma vi anticipo che la narrazione procederà con cinque punti di vista differenti, ognuno seguito da un membro diverso di XoMeGaP, cosa che come è facile intuire consentirà uno sviluppo estremamente curato dei singoli background, e una ricerca stilistica approfondita, per dare una voce unica e originale ai vari personaggi in gioco.

Nel caso non li conosciate già, ricordo che le cinque penne in questione (Sara Bosi, Simone Covili, Massimiliano Prandini, Gabriele Sorrentino e Marcello Ventilari) non solo sono un gruppo particolarmente affiatato, ma hanno alle spalle già una buona esperienza “seria” avendo pubblicato (come collettivo o come singoli) parecchio in questi ultimi anni.

Ho tra l’altro avuto il piacere di lavorare direttamente con alcuni di loro per OpenBook (un progetto di romanzi collettivi seguito dal servizio Biblioteche, per il primo anno di BUK) e, dopo averli visti all’opera, ammetto di essere quindi particolarmente curioso di leggere la trilogia in questione, certo della cura dedicata ad essa.

Ah, una indiscrezione – di cui non troverete conferma altrove: c’era una mezza idea di realizzare una applicazione (nello specifico, un gioco alla Golden Axe) per promuovere l’opera – applicazione che avrei curato io – ma la cosa al momento è saltata. Da voci di corridoio sembra però ci sia la possibilità che presto esca un gioco di ruolo, o un boardgame, collegato al brand Finisterra. Vedremo se quello avrà più fortuna :-)

In ogni casi vi invito a passare per BUK e a fermarvi a parlare con loro. E se volete saperne di più potete comunque collegarvi al sito ufficiale, dove potrete trovare molte altre informazioni: www.xomegapfinisterra.blogspot.com

Touch

Lo ammetto, quando ho visto cosa era stato annunciato lo scorso anno, tra tutte le novità, tre erano le cose su cui avevo le aspettative più alte: Ringer (con la Michelle “Buffy” Gellar), Alcatraz (per via di J.J.Abrams) e Touch, dove avrei avuto modo di vedere di nuovo all’opera Kiefer Sutherland. Purtroppo, come è capitato con Ringer, vedere un personaggio d’azione in un ruolo molto differente è stato un po’ un trauma, ma se nel caso di Ringer ho patito un po’ anche per la nuova ambientazione – troppo simile inizialmente a Lying Game – e il nuovo personaggio (doppio, ma ugualmente “povero”), non posso dire lo stesso con Touch. Complice la mano di Tim Kring (Heroes) qui siamo in una situazione con intrecci di alto livello, e le premesse per qualcosa di notevole ci sono tutte (un bambino autistico sembra in grado di prevedere il futuro – non dico altro). E, tranquilli, “Bauer” non perde neppure un briciolo di fascino, neppure quando si fa stendere con un pugno da una persona qualunque, e grazie a quello sguardo deciso, ma sempre un po’ smarrito, che lo ha contraddistinto in 24, non sembra affatto fuori ruolo.

Ma, volendo però essere onesti, mentre in Ringer già dal primo episodio si intuiva che eravamo di fronte ad una storia complessa che ci sarebbe stata rivelata senza soste puntata dopo puntata, qui, con Touch, è almeno possibile che ci siano episodi con “casi”, come in un poliziesco, senza che si vada necessariamente da nessuna parte. E, cercando proprio il pelo nell’uovo, Touch potrebbe essere solo una versione un-milione-di-volte-meglio di Person of Interest, dove, al posto del computer che predice il futuro di sangue (di una persona alla volta) studiando le tracce digitali che lasciamo quotidianamente, qui c’è un bimbo autistico che predice il futuro (roseo?) di tanti, tramite un quaderno pieno di numeri, e qualcosa che sembra collegato con i cellulari.

Vedremo.

Al momento sono solo contento di sapere che c’è di nuovo modo di vedere Sutherland sul piccolo schermo – e sono fiducioso che il regista – che ha creato un universo impressionante con Heroes – possa rifare la magia e proporre qualcosa da ricordare.

Chimera

Realizzato da un altro autore italiano di tutto rispetto, tale Lorenzo Mattotti, classe ’54, famoso oltre che come fumettista anche come illustratore/designer, Chimera è una delle cose più oniriche che ho nella mia piccola biblioteca di letteratura a fumetti. Dato alle stampe in una bella edizione da Coconino Press (nel caso vi interessi, questa volta si parla di un regalo di un amico e non di mia moglie) questo volume, in bianco e nero, praticamente senza una sola parola di testo, stupisce per l’impatto emotivo che riesce a trasmettere con una tecnica di disegno “semplice” ma portata all’estremo. Le scene scivolano semplicemente via, tra una tavola e l’altra, con le linee che le compongono che si animano per dare forma e tono a ciò che vediamo (o che a tratti riusciamo solo a scorgere) permettendo una altalena di velocità, aggiungendo quasi l’audio al progredire che ci cattura. Un sogno che diventa un viaggio, o un incubo, che mostra immagini che sembrano uscire dalle angosce della nostra infanzia, o da un luogo comune, unico, da cui anche le fiabe sono nate. Un’opera importante e preziosa. Da avere, se apprezzate anche le cose un po’ al limite, o almeno da gustare in biblioteca se questo tipo di disegno, o il format della narrazione, non vi lascia tranquilli prima di una prova.

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