
Se vi è piaciuto Merlin, e non disdegnate i telefilm necessariamente poco impegnati, sappiate che BBC One ha proposto qualche giorno fa la premiere di Atlantis, nuova serie fantastica sulla falsariga di tante altre viste in passato. La gang del protagonista (Jason – interpretato da Jack Donnelly) è composta da Pitagora (!) e da un imbolsito e fanfarone Ercole – che potete vedere nel fotogramma qui sopra – e questo già dovrebbe darvi il tono della situazione. Ma aggiunge un gradevole retrogusto il fatto che non siamo nell’antica Grecia – ma ad Atlantide (“quella della città perduta di Atlantide?” chiede lo stesso Jason appena arrivato…) dove gli sceneggiatori non devono farsi scrupoli a miscelare elementi mitologici presi da storie diverse. Che dire? Il punto è più o meno il solito: bello, se vi piace il genere. Da guardare, assolutamente, ma solo con quella precondizione.

Pur promettendo (nel trailer) più di quello che alla fine offre, +1, del registra greco Dannis Iliadis, rimane un film interessante e godibile. E propone una variante del time loop piuttosto originale. La storia è comunque questa: tre studenti decidono di andare al super party organizzato da un ragazzo che non sembra proprio avere problemi di soldi – ognuno portandosi dietro inevitabilmente un qualche piccolo problema personale (una rottura sentimentale, il desiderio di fare sesso, la difficoltà a relazionarsi con gli altri). Ma durante la festa qualcosa accade – qualcosa di fantascientifico come può esserlo proprio un meteorite che cade – e all’improvviso la realtà sembra sdoppiarsi, facendo apparire doppioni di tutte le persone presenti, nella posizione (e con la memoria) degli originali, in un luogo in cui questi erano in precedenza. Sì, dal trailer ricorda l’ottimo Triangle, ma gli sviluppi e le premesse sono completamente diverse. No, non è un capolavoro (ed è smaccatamente teen come ambientazione), ma se vi capita vi consiglio comunque di dargli una chance. Ah, molte facce note in questa produzione – e tra queste c’è anche Natalie Hall (vista in Pretty Little Liars, ma qui in qualche scena ammiccante).
Ah, se vi capita di vederlo, fatemi sapere cosa ne pensate del comportamento finale del protagonista (a mio parere parecchio disdicevole – ma potrei non avere colto qualche metafora sulla situazione complessiva).

Realizzato da Fox, Sleepy Hollow è un nuovo serial di genere fantastico andato in onda per la prima volta giusto qualche giorno fa. Basato (ma questo termine in questi casi ha un significato molto largo) sul racconto omonimo di Irving, non assomiglia comunque per niente al film di Tim Burton, proponendosi, a mio parere in modo convincente, più come un moderno telefilm soprannaturale che come una espansione dell’ambientazione originale.
Il protagonista, Ichabod Crane, ferito presumibilmente a morte nel 1781, dopo avere decapitato un cavaliere che non sembrava potere essere fermato con le pallottole, si risveglia ai giorni nostri, dove, con l’aiuto di una giovane poliziotta di colore (e gli appunti di un collega più anziano, che faceva ricerche in segreto sugli strani avvenimenti della zona da sempre), dovrà impedire niente di meno che l’apocalisse. Demoni, streghe, maledizioni, eroi e prescelti, incastrati in una lotta tra il bene e il male, questo è più o meno quello che promette di offrirci Sleepy Hollow.
Bello il gioco del militare americano del diciottesimo secolo che si trova ad affrontare (oltre che una lotta impari con forze sovrannaturali) anche le peculiarità del presente, meno riusciti, forse, in questa prima puntata, alcuni dialoghi e qualche scena. Anche i personaggi non mi sono sembrati tutti nella parte: ottimi i principali, che hanno carisma e attori nel ruolo, mentre alcuni dei secondari mi sono sembrati meno convincenti.
In ogni caso, se amate il genere, è sicuramente qualcosa che mi sento di consigliare, e che seguirò con aspettative e curiosità.

A circa un anno di distanza dalla prima pubblicazione in AppStore esce un primo aggiornamento di Fahrenheit 2570 – programma “libreria” che mette a disposizione agli utenti di dispositivi iOS l’interessante materiale che Zona Holden ha selezionato per questa collana.

Rispetto all’uscita originale queste sono le novità che troverete:
– aggiornamento de “La Nona Arte” (ora terza edizione)
– aggiunto volume “Fantastiche Matite”
– aggiunto volume “Fantastorie”
– aggiunto volume “Legge e scrivere alla Delfini” (seconda edizione)
– aggiunto volume “Parole digitali” (quarta edizione)
Buona lettura :-)

Uscito lo scorso anno (direi solo per il mercato americano) Mickey Matson and the Copperhead Conspiracy è un godibile film per ragazzi che ha, per più di un aspetto, richiami con I Goonies. Il protagonista è infatti un ragazzo di provincia che nessuno prende sul serio, con i genitori in procinto di perdere la loro abitazione a causa dei debiti, i cattivi sono composti da tre figuri, due praticamente macchiette (divertenti macchiette, ma macchiette) e il cervello del gruppo, c’è di mezzo una mappa e degli indizi da seguire. Qui però invece del variegato gruppo di adolescenti del capolavoro di Richard Donner, abbiamo solo una coppia di ragazzini (Mickey e “io sono di Chicago” Sully), aiutati in più punti da adulti a trovare quanto il defunto nonno di Mickey ha nascosto: tre oggetti mistici, in grado di realizzare un prodigio alchemico, ovvero trasformare qualunque cosa in argento. Una bella avventura, canonica e quindi piena anche di colpi di scena e di cattivi urlanti, che regge benissimo anche per cast e per ambientazioni, e che aggiunge qualcosa alla storia (legata alla Guerra Civile americana) grazie alla presenza di Christopher Lloyd (aka Emmett “Doc” Brown di Ritorno al futuro) nel ruolo di nonno Jack.

Ambientato a Beijing, con un protagonista dodicenne di colore, e con il Kung Fu al posto del Karate, questo reboot della serie Karate Kid (per chi non lo sapesse, film del 1984 con Ralph Macchio e Noriyuki “Pat” Morita) è assolutamente gradevole e ben fatto. Forse molto dipende dalla bravura e dall’innata simpatia dei protagonisti (Dre Parker / Jaden Smith ha una faccia da cucciolo bastonato quasi tutto il film e Mr. Han / Jackie Chan, ovvero l’insegnante di Kung Fu, è, come sempre, fenomenale) o dalle splendide ambientazioni (Dre si allena anche sulla muraglia cinese, e ci sono riprese della Città Proibita), o da piccole modifiche nella trama che rendono il film più scorrevole e divertente, ma in ogni caso questa pellicola riesce a riproporre le tematiche del piccolo capolavoro degli anni ottanta, attualizzandole senza snaturarle. Siamo davanti ad un prodotto pensato chiaramente per i ragazzi (era comunque così anche l’originale) che però mi sento di consigliare anche ai più grandi, se apprezzano il genere o se hanno voglia di rifare un tuffo nel passato senza davvero rivedere qualcosa di già visto. Avere già visto la versione del 1984 comunque sarà un valore aggiunto, perché permetterà di gustare qualche ammiccamento della regia (come la scena della mosca, o il “togli la giacca” / “metti la giacca”, al posto di “metti la cera” / “togli la cera”).
Ah, la mamma del piccolo Dre è Taraji P. Henson, ovvero la poliziotta co-protagonista di Person of Interest.

Uscito quattro anni prima di Oblivion, e costato duecento volte meno (“solo” 5 milioni di dollari), Moon (scritto e diretto da Duncan Jones) è un buon film di fantascienza, che omaggia in modo evidente i classici del genere (in primis 2001 – Odissea nello spazio). Con quasi un solo attore – Sam Rockwell – e un robot (che esprime emozioni più o meno tramite emoticons) Moon propone una storia consistente, e con un crescendo di ottimo livello, che non vuole (e di conseguenza non riesce) a essere mainstream. Se avete visto Oblivion, parecchio della trama vi sarà chiaro anzitempo (ma quello NON è chiaro un difetto del film…), ma anche senza il confronto con Tom Cruise e con gli effetti del film basato sulla graphic novel di Kosinski, il ritmo lento e claustrofobico di Moon, costruito intorno alle emozioni espresse dal viso un po’ folle di Sam Bell/Sam Rockwell limitano (a mio parere) il pubblico di questa perla ai soli appassionati del genere. Non necessariamente una cosa negativa, perché, consapevoli di questo, la regia e la produzione non hanno lesinato in richiami e in situazioni che (per i fan) sono tutt’altro che disprezzabili (le lucine colorate al posto di visori con un qualunque tipo di senso sono solo uno degli aspetti che non riuscirete a non notare). Ammetto, tra le poche cose realizzate fino ad ora da Duncan Jones, di avergli preferito Source Code – anche se l’operazione dietro a Moon (simile in qualche modo a quella di J.J. Abrams – che è riuscito a realizzare oggi un film anni 80 – realizzata però con budget da produzione indipendente) è assolutamente da applaudire.

Se le storie che oscillano tra horror e il thriller vi piace e state cercando qualcosa da leggere a tema, qualcosa di leggero però, che ricordi più un film che un romanzo, vi consiglio The Secret, scritto dal fondatore della Dark House Comics, Mike Richardson. Una trama semplice, ma efficace, che segue le vicende del giovane studente Tommy Morris, e della sparizione di Pam (la ragazza a cui va dietro) dopo che lei e i suoi amici fanno uno scherzo telefonico alla persona sbagliata. I dialoghi e la sceneggiatura reggono, il disegno è adeguato alla tipologia di storia, e non c’è quasi nulla di negativo da dire, se non che non ci si trova davanti ad un capolavoro, ma ad un compito ben fatto, realizzato ad arte da qualcuno che conosce il canone, ma che non ha voluto forzare nulla. Nel caso vi piaccia, sappiate che lo scorso anno è stato proposto anche come Motion Comics.

A più di un anno dal primo annuncio, SyFy Channel ci mostra finalmente il pilot di Rewind, pur non fornendo nessuna informazione sul fatto che possa poi diventare una serie attiva, al di là di questo primo momento di circa un paio d’ore. Il tema è quello (che adoro) del viaggio nel tempo, e le motivazioni che spingono la storia (almeno inizialmente) sono una bomba atomica fatta esplodere a New York da un vecchio professore che ha perduto anni prima la moglie. Il viaggio nel passato, per evitare quest’atto distruttivo, avviene grazie ad un “portale” che appare all’interno di un gigantesco macchinario segreto – portale inatteso, non compreso a pieno, e con la caratteristica di non potere essere comandato e di avere un tempo massimo di apertura – e vede in azione un team di tre persone (due militari e una civile) coordinati da una schiera di tecnici che rimangono in contatto con loro dal presente (!).
Se si accettano alcune peculiarità nella trama (ma i paradossi e le stranezze vanno accettate a scatola chiusa quando si parla di time travel) la storia funziona, alcuni personaggi sono particolarmente carismatici e interessanti (stiamo parlando di SyFy, quindi il ritmo e le battute sono all’ordine del giorno), e la previsione dei ripples temporali (delle modifiche al continuum, una volta compiuta una azione) tramite un supercomputer non è più forzata di tante altre cose che abbiamo visto in altre serie. Certo, forse il tutto ricorda varie cose, ma se Rewind dovesse partire sono convinto che la seguirei molto volentieri. Incrocio le dita.
Ah, qualche nota di colore: tra le guest star c’è David Cronenberg (sì, quel David Cronenberg) e tra i membri del team che c’è un fenomenale Jeff Fahey (il Lapidus di Lost) con cappellino sempre in testa, vinili che suonano Jazz, e caffé da tostare fresco per rendere al meglio.

Tratto dall’omonimo romanzo di Mohsin Hamid, e diretto dalla pluripremiata regista indiana Mira Nair, Il fondamentalista riluttante è un film interessante e ben costruito. Non è una spy story, né un thriller in senso stretto e, anche se ha come protagonista principale Riz Ahmed (che ho apprezzato nello splendido Four Lions), e vede in scena Kiefer “Bauer” Sutherland (in versione giacca cravatta e occhiali) e Liev Schreiber (di Ray Donovan, per intenderci), costruisce la narrazione con lentezza e cura, e propone pochi momenti d’azione, e solo funzionali alla storia. Storia che ci parla del pakistano Changez, del suo sogno americano che lo porterà da Lahore a Wall Street, con tanto di love story con la bella (ma complicata) Erica, e di come tutto cambierà per lui con l’11 settembre – quando l’america multietnica diventerà molto più ostile con i suoi concittadini (anche benestanti) d’aspetto arabo. E di come le cose non sono sempre come sembrano, e di come sia necessario, per il Pakistan, un “sogno pakistano”.
130 minuti di continui flashback, con tanta musica indiana (ma nessun balletto), tantissimi temi proposti, bravi attori e bella regia. Forse il finale (credo diverso dal libro) lascia un po’ perplessi (io almeno mi aspettavo qualcosa di più netto) ma complessivamente è difficile criticare questa pellicola se non, forse, per la lunghezza. Da vedere, se non vi aspettate (tenendo conto del titolo e degli attori) esplosioni e sparatorie.